domenica 15 novembre 2009

L’INTERVISTA da il "Resto del Carlino"-Ancona



Scarpati: «Non dite che sono buono»
L’attore questa sera al teatro Nicola degli Angeli di Montelupone
di LORENZO MONACHESI— MONTELUPONE (Mc) —

UNA liberazione per Giulio Scarpati da quei ruoli che lo hanno caratterizzato dagli inizi della carriera. La possibilità gli viene offerta da Troppo buono, in scena questa sera alle 21.15 al teatro Nicola degli Angeli.

«In effetti — dice l’attore — il teatro dà la possibilità a un attore di tirar fuori quei caratteri magari inattesi dal pubblico. E allora si gioca con gli stereotipi, con le caselle in cui un personaggio viene spesso inquadrato e identificato. L’attore buono è condannato a fare parti di un certo tipo per cui si può sentire il bisogno di uscire da quella gabbia».
Per un attore non è affatto una missione impossibile. Ma che cosa racconta sulla scena?
«E’ una riflessione sulla bontà attraverso scritti, canzoni e classici. Ovviamente è una riflessione nel segno dell’ironia e dell’autoironia. Mi sono messo in gioco come attore buono».
Alla fine è uscito anche dalle righe?
«Nello spettacolo esco dalla gabbia della bontà, del resto il buono è anche uno che accumula cattiverie dentro di sé, ma alla fine... sbotta. Faccio anche qualche tentativo con personaggi cattivi, ma sono destinati a naufragare».
Capita di ricevere delle confessioni dagli spettatori?
«Naturalmente. A volte vengono in camerino e si riconoscono nella condanna della bontà».
A proposito, citerà qualcosa del libro “Cuore”?
«E’ la quinta essenza della bontà per cui non può non mancare. Ma si spazia su più fronti e autori, a parte i testi scritti da Marco Presta e Nora Venturini. E allora si passa dal confronto con un amore sofferente subito dal buono, come in Petrarca, o quello più trasgressivo rappresentato da Califano. E poi ci sarà uno spazio alla musica con Jovanotti, Fossati, Rino Gaetano e Gaber sugli ideali, infatti con me sul palco c’è anche il musicista Bob Messini».
Cosa cerca in un copione e cosa la convince ad accettarlo?
«Devo amare il personaggio, deve avere fascino. Sono sicuro di essere più ironico di quanto appare per cui è un aspetto che amo tirar fuori».
In questi giorni è in onda sulla Rai la fiction Un medico in famiglia. A proposito, quanto fa bene il piccolo schermo al teatro?
«L’attore popolare ha sempre una chance in più. E’ stato ciò che mi ha permesso di fare operazioni molto particolari e rischiose. La popolarità fa bene al teatro che ha bisogno di pubblico. Però voglio anche ricordare che Giulio Scarpati è nato in teatro, poi ha fatto cinema e infine televisione».
Un attore non teme che determinati ruoli possano ingabbiarlo per sempre?
«Dieci anni fa ho lasciato la fiction Un medico in famiglia con 13 milioni di spettatori a puntate. E non capita spesso che un attore faccia questo tipo di scelta. Io l’ho fatto per non lasciarmi ingabbiare».

Info: 0733-226916; 0735-736302Biglietti: dai 9 ai 15 euro

4 commenti:

eva ha detto...

Anche io ero di quelle bambine che, pur di avere compagnia nei giochi si lasciava 'cavare 'gli occhi delle sue bambole!! Finchè non giunse il turno della sua preferita:una bambola 'spagnola'(guarda caso ;) bellissima... Allora iscoppiai', appunto! Ed ebbi anche un inaspettato RISPETTO dalle mie compagne di giochi... DA RIFLETTTERCI.... Hai ragione, Giulio! Anche se poi l'indole non la si può cambiare...

Michela ha detto...

come ha detto giulio anch'io mi riconosco nella "condanna" della bontà...che a volte mi fa prendere delle gran fregate!e mi sono ritrovata in molte cose dello spettacolo che interpreta giulio!però questa è la mia indole e sono contenta di essere così!ancora in bocca al lupo giulio e ci vediamo tra 2 settimane!

dalila ha detto...

la condanna della bontà è qualcosa che condivido in pieno, ho sempre pensato che essere buoni vuol dire essere anche ricchi di valori dentro, anche se poi nella vita possono accadere cose che possono portare a pensare che sarebbe stato meglio essere tutto il contrario, ma alla fine riflettendoci su bene credo che non si possa cambiare la propria "anima" e bisogna accettare anche le cosiddette fregature metterle in conto, ma è essere se stessi è sempre il miglior pregio.

Elena ha detto...

La bontà...che bella cosa...ma anche quanti guai... Parlo per me naturalmente...
Non è che sono "buona"-nell'accezione di bontà di Myskin, intendo ...- diciamo che sono una che preferisce "lasciarsi calpestare" piuttosto che "calpestare gli altri"... e così, faccio passare tutto..-o quasi...- e mi tengo "dentro" tutto...Finchè non sbotto... di solito tra le mie mura...raramente davanti a coloro che lo meriterebbero...
Così il mio stomaco si "aggroviglia", la mia testa "scoppia"...però...però sono contenta di essere così...Le poche volte che ho "tentato" di forzare la mia natura sono stata così male ma così male da avere perfino gli incubi la notte...Per cui..beh..meglio essere "buona"-mah...forse in realtà io sono un po' un "gnocco",come si dice dalle mie parti...- ma essere a posto con la mia coscienza e con la consapevolezza di non aver pestato -troppo almeno..- i piedi alle persone, avere un po' -tanto..- il pianto in tasca, piuttosto che il pelo sullo stomaco o una pietra al posto del cuore. Del resto, anche se provassi con tutta la mia buona volontà a fare la "cattiva"...non mi riuscirebbe proprio...resisterei qualche minuto e poi..tutto finirebbe in una bolla si sapone...E, sì lo so...ne approfittano..Ma io dico sempre che gli "infelici" sono loro perchè non riescono a "sciogliersi" magari davanti ad una piccolezza ma vivono solo e sempre col "coltello fra i denti"...