domenica 5 ottobre 2008

Raccontando di teatro e tv...

Ospite a 'Notti di cinema' ad Avellino, l'attore Scarpati racconta un po' del suo nuovo spettacolo 'Troppo buono' e delle sue 'idee' sull'attore e l'interpretazione dei sentimenti di personaggi 'forti'.
Qui il video

1 commento:

Elena ha detto...

Grazie ad eva per averci dato la possibilità di condividere un pezzo di questa serata.
Intanto abbiamo un po' di "anteprima" su quello che sarà lo spettacolo: ho avuto la fortuna di vedere "L'Idiota" a Bologna qualche anno fa e, per l'occasione, mi sono messa a leggere il romanzo. Sono stata sempre affascinata dalla letteratura russa fin da quando, nella tv in bianco e nero, trasmettevano "I fratelli Karamazov" o "La figlia del capitano". "L'Idiota" è stata una vera e propria "rivelazione": sono tanti i pezzi che ho sottolineato e sono quasi tutti legati alla "luminosa" figura di Myskin. Trovo che sarà molto interessante - e che per Scarpati sia molto "stimolante" - sentire "le voci" di personaggi tanto diversi tra loro nello spazio e nel tempo: Myskin, la "saggia" preveggenza del capo indiano,un "poeta" dei nostri giorni quale Gaber, spaziando anche al canto ed alla musica...E' qualcosa di totalmente diverso da quello al quale di solito si è abituati a vedere su un palcoscenico in un "cartellone" di prosa.
Per quanto concerne, poi, le sensazioni di Scarpati sui personaggi "forti" che ha interpretato, credo proprio che per un artista sia una sfida enorme cimentarsi in qualcosa di così diverso, così talmente "altro da sè" - i soli Livatino e Don Zeno così agli "antipodi"... - da dimenticarsi quasi del proprio "essere" e, soprattutto, riuscire a farlo dimenticare allo spettatore, apparentemente senza fatica e che dia un'enorme carica per continuare il proprio lavoro con sempre stimoli nuovi. Non conoscevo l'episodio reale relativo agli ultimi istanti della vita di Livatino ma ora, forse, capisco ancora di più perchè quell'ultima scena è quella che più mi è rimasta "dentro".
L'esempio che Scarpati ha portato riferito al Burt Lancaster de "Il Gattopardo", mi porta alla mente un altro "grande" appena scomparso, Paul Newman: quanto "diverso" nella realtà - biondo con gli occhi azzurri - era da quel Rocky Graziano di "Lassù qualcuno mi ama"...ma sfido chiunque ad affermare che quello sullo schermo non "era" uno dei tanti italiani che hanno cercato un riscatto col sudore e la fatica...