domenica 17 giugno 2007

APRIAMO IL SIPARIO!

GIA'...!..IL POST PRECEDENTE MI HA DATO LO SPUNTO PER RIPARLARE DI UNO DEGLI SPETTACOLI DI GIULIO SCARPATI PIU' EMOZIONANTI CUI HO ASSISTITO(rimando, a tal proposito, ad una recensione cui sono molto.....affezionata..... e che troverete nel primissimo post,mese di aprile, di questo blog, dal titolo "Giulio Scarpati in teatro:55 minuti che raccontano una vita").
ED INTANTO,ECCO DUE STRALCI DI UN BELL'ARTICOLO USCITO NEL 2001:
Da “Il Giornale di Vicenza” del 19 novembre 2001

Prosa. “La notte poco prima della foresta” di Koltès ha aperto le 'Astrazioni'.

Disperazione e sentimento.
Scarpati, prova d’attore di indiscutibile maturità.


Di Antonio Stefani.

Vicenza. Come vi piace, Giulio Scarpati è. Il cinema lo annovera tra i sensibili volti che hanno contraddistinto la “nouvelle vague” italiana delle recenti stagioni, per lo meno dall’epoca di Chiedi la luna fino a Cuori al verde, sempre in compagnia di Margherita Buy, passando ovviamente per l’elegia civile de Il giudice ragazzino. In televisione è invece il buon Lele di Un medico in famiglia tanto caro alle nostre nonne, e pure il deamicisiano maestro Perboni dell’attuale versione di Cuore.
A teatro (qualcuno ricorda che già nel 1991 il pubblico del Comunale di Thiene lo premiava per Prima del silenzio di Patroni Griffi?) inanella titoli e ruoli impegnativi, si tratti di Lorenzaccio – portato al debutto proprio qui all’Olimpico con Scaparro – o del principe Myskin de L’idiota. Oppure dello sbandato protagonista di questo La notte poco prima della foresta, rovente testo uscito nel 1977 dalla penna d’un talentuoso quanto “irregolare” Bernard Marie Koltès che allora aveva ventinove anni e non molti altri ancora da vivere, purtroppo condannato a morte dall’Aids nel 1989. Un copione scomodo, il monologo sgradevole di un “diverso” in tutto e per tutto – straniero, emarginato, sessualmente confuso, probabilmente strafatto – gridato in faccia al buio di una assente metropoli odierna…………………………………………………………..
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S’insinua quindi, tra sguaiati brandelli di storie di strada, tra amori bruciati su qualche ponte e scritte vergate sui muri, una corrente disperatamente sentimentale nelle lancinanti parole che Koltès consegna al suo portavoce sul palco, il quale a sua volta dirotta all’invisibile interlocutore – seduto lì, su quella sedia, si sono incontrati da qualche minuto – cui è affidata la speranza nel barlume di una umanità non più soltanto “diversa” ma “simile”, e finalmente in grado di capire, di offrire asilo.
Bravamente disposto a giocare la sua faccia d’angelo negli oscuri meandri di un fallimento esistenziale, Giulio Scarpati – in questo ben assecondato dall’intelligente regia di Nora Venturini – non si limita perciò a condividere febbrilmente il furore del racconto ma ne riscatta lucidamente, quasi sorprendendosene lui per primo, gli squarci lirici. Li sfrutta incorniciandoli in pause sospese di tenerezza pudica, esaltandoli in emozionanti intermittenze, riuscendo nella sfida di indicare in quella inattesa capacità di provare stupore, nella rinnovata ricerca di quel calore, la residua possibilità di una difficilissima ma, forse, non impossibile redenzione.
Al termine dell’atto unico, che sabato ha sancito l’avvio delle AstrAzioni in un’atmosfera di partecipe silenzio, applausi fragorosi e persino un lancio di fiori alla ribalta, significativo tributo a una prova d’attore di indiscutibile quanto sincera maturità espressiva.


Aggiungo volentieri le "impressioni", in versi ,di un'amica che ha assistito allo spettacolo...condivido, infatti, tutte le sensazioni e,per chi non ha avuto la possibilità di vederlo,"illustra" molto che bella cosa è stata!


Disperato, urlavi sommessamente la tua solitudine.
Con rabbiosa dolcezza, cercavi uno sguardo d’amore.
Volevi far capire il vuoto in mezzo alla folla.
Non riuscivi a sfuggire al Male che,incessantemente, pioveva su di Te.

Si sono accese le luci e Tu lì, sfinito,
non sapevi che anche la mia angoscia
si era dissolta,
svanita col buio della sala.

Mi hai lasciato un’ immensa ricchezza
fatta di sentimenti sconosciuti, di sensazioni dimenticate,
di consapevolezze perdute,
di riflettuti, egoistici “io”.

E, dal ricordo del Tuo viso stanco, riaffiora quel Tuo sincero sorriso
che, un giorno, ha improvvisamente,
illuminato il mio cammino.

E.S.

1 commento:

Elena ha detto...

Non aggiungo altro... Tu sai il mio stato d'animo quale fosse il 27 ottobre 2001 in quel teatro di Milano quando il sipario si è chiuso dopo 55 minuti vissuti con una intensità e con emozioni che mi porto dietro ancora adesso ogni volta che ripenso a quello che ho visto "vivere" su quel palco....