venerdì 15 giugno 2007

UNA LETTERA...perchè il teatro continui ad "essere"!

da "Il trionfo dell'amore"(1985)


STAMANE, SU "REPUBBLICA", HO REPERITO, CON L'AIUTO DI UNA MIA PREZIOSISSIMA "AIUTANTE", NONCHE' AMICA, QUESTA LETTERA CHE PORTA TRA GLI ALTRI, ANCHE LA FIRMA DI GIULIO.
da "La notte poco prima della foresta" 2001


A VOI IL GIUDIZIO....IO LA TROVO BELLISSIMA.
ESPRIME LA VOLONTA'DI 'LAVORARE PER GLI ALTRI' NON RIVENDICAZIONI SALARIALI..
da "La Repubblica"
VENERDÌ, 15 GIUGNO 2007

Pagina 55 - Spettacoli

LA LETTERA

Regole trasparenti anche per il teatro

Caro direttore, abbiamo letto la lettera di Bertolucci sulle responsabilità che ha la nostra classe politica nei confronti della cultura. Condividiamo la sua amarezza e la voglia di reagire.
Anche per il teatro «sembra il momento di richiedere e di pretendere dalla classe politica un progetto culturale articolatissimo» perché cinema e teatro hanno sofferto dello stesso, progressivo e non casuale impoverimento culturale del Paese e dell´indifferenza dei governi. Una classe politica che tollera gli artisti considerandoli degli assistiti. Salvo usarli per quelli che chiamano "eventi" o nelle loro campagne elettorali.La crisi ha diviso in settori gente che fa lo stesso mestiere. Negli anni Settanta non era così: i nostri attori passavano dal teatro al cinema e alla tv. Il nostro lavoro aveva un senso, la politica ci riconosceva la nostra funzione e la libertà.

Oggi, dopo 60 anni di attesa di una legge, il teatro di prosa rischia di essere scaricato alle Regioni dopo aver subito una progressiva riduzione di investimenti da parte dello Stato. Ma non è solo una questione di soldi. Riteniamo che il nostro dissestato sistema culturale e teatrale vada ricostruito sulla base di due principi: il ripristino della distanza critica tra cultura e politica, e la centralità dell´artista. Il Fus non è il solo problema perché rappresenta circa un quarto delle risorse complessive di cui dispone il settore. Il resto è gestito dal clientelismo del «capocomicato» dei politici regionali, provinciali e comunali, ormai i grandi impresari della scena italiana.

Il teatro deve tornare a esistere nel mondo della comunicazione. Il disinteresse dei diversi governi, la mancanza di regole trasparenti hanno costretto gli artisti a praticare più l´arte di arrangiarsi che quella di progettare. Questa lotta per la sopravvivenza ci ha fatto sbandare e disunire.
Torniamo alla luce e riprendiamo le redini del gioco.
Seguono 370 firme (tra cui Attilio Corsini, Mariangela Melato, Giulio Scarpati, Gabriele Lavia,Glauco Mauri).

1 commento:

Elena ha detto...

Io, che vedevo il teatro "in bianco e nero"(alla "verdissima" età di 14 o 15 anni) prima su rai uno e poi su rai tre e poi, più "grandicella" ho avuto la fortuna di vedere credo tutti i più grandi sul palcoscenico del teatro della mia città, ho sempre pensato che sia la forma di spettacolo più "vera", se fatta da chi lo sa fare. Uno spettacolo teatrale, ogni sera è sempre uguale e sempre diverso perchè diverso è lo stato d'animo col quale vai e diverso anche l'attore che si approccia ad un pubblico che non è quello della sera precedente e perchè l'attore è ogni sera diverso. Ti dà la grandissima opportunità di "entrare" nello spettacolo, di "salire" su quel palco e "scendere" solo quando si chiude il sipario e si riaccendono le luci e tu ti accorgi che sei "diversa" perchè sei più "ricca"."Appartengo" allo stesso Ministero del teatro e so quanto poco lo stato da alla cultura in senso generale (teatro, appunto, ma musei, biblioteche, ecc.)e quanto ci si metta tantissima buona volontà PERSONALE perchè si vada avanti meglio che si può... Se si desse al Teatro (l'ho scritto apposta maiuscolo..)anche solo una infima parte di quello che si spende per il calcio, ad esempio, o anche per certe trasmissioni televisive, il Teatro "vivrebbe" e insegnerebbe a tanti giovani, che sono ancora convinti che a teatro si va solo per ... "abbioccarsi" , che è la forma di spettacolo più vera e più "viva" che esista. Se poi la televisione non "temesse" share, audience e numeri e OSASSE un po' di più e NON a NOTTE FONDA, si accorgerebbe che Goldoni, Pinter, Shakespeare, Feydeau, Wilde, Eduardo, Checov, Koltes... sono in grado di attirare tanto pubblico quanto un reality.... e farebbe quell'operazione "educativa" che, almeno un po', le spetta...