martedì 4 novembre 2014

Giulio Scarpati: un uomo tranquillo

Bella intervista dalla rivista  di ottobre "NUOVO CONSUMO" di M.A. Schiavina - 30 Ottobre 2014

Da Il medico in famiglia al programma di Raitre Sconosciuti, passando per il teatro e la scrittura di un libro dedicato alla madre. Ma soprattutto Giulio Scarpati è un uomo normale, tutto casa e famiglia. E con la Roma nel cuore.

Per tutta l’estate l’ex medico in famiglia Lele Martini, alias Giulio Scarpati, che da quest’anno non appare più nella serie, ha ricoperto su Raitre un ruolo diverso, quello di conduttore, presentando storie di gente normale in Sconosciuti collection, il sorprendente programma che, in una stagione come quella estiva in cui si guarda pochissimo la Tv, ha tenuto decine di persone incollate al piccolo schermo, per ascoltare e osservare la vita di tutti i giorni di tanti “sconosciuti”, introdotta da chi, toltosi il camice bianco del medico per finta, ha voluto dare al pubblico un messaggio diverso.

Una decisione, quella di Scarpati, presa dopo l’uscita del suo primo libro Ti ricordi la casa rossa? Lettera a mia madre (Mondadori), scritto mentre la madre perdeva inesorabilmente la memoria e lui cercava di aiutarla a ricordare. Un viaggio poetico, quello di Scarpati, pieno di aneddoti malinconici ma anche ironici e, soprattutto, la testimonianza personale di chi si confronta ogni giorno con la sofferenza della mente.

Come mai ha sentito il bisogno di scrivere un libro così intimistico e doloroso, pur se a tratti commovente e anche gioioso? «Volevo metabolizzare le situazioni imbarazzanti in cui mi sono trovato con mamma, per affermare la crudeltà della malattia che l’ha colpita e fare qualcosa: pensare, ad esempio, a strutture di auto-sostegno sul modello di quelle che esistono nei paesi nordici, soprattutto per chi non ha una famiglia numerosa come me e si trova quindi da solo ad affrontare un male che non lascia scampo e annienta la dignità».

Perché, invece, si è cimentato nella presentazione di Sconosciuti, facendo per la prima volta il conduttore? «Mi è stato chiesto e ho accettato con entusiasmo, colpito dalle storie raccontate con grande umanità. Mi piaceva l’idea di presentare una fetta d’Italia che di solito passa inosservata: tanta gente che affronta i momenti più complicati della vita, cercando di superare le difficoltà, senza clamori».

La malattia di sua madre l’ha resa più sensibile a certi argomenti? «Sì e più di tutto il libro, perché mi ha messo in contatto con tante persone che mi hanno scritto parlandomi delle proprie esperienze: ascoltare gli altri m’interessava già prima, ma ora mi coinvolge molto di più, perché dentro sono cambiato». 

È più facile raccontare o recitare? «È diverso. Monologhi in teatro ne ho fatti parecchi, così come ho girato fiction e film. Ma parlare da solo in uno studio per me è stata una cosa nuova. Spero di esserci riuscito e, a giudicare dagli ascolti, direi che è andata bene».

A quale dei suoi ruoli è più legato? «La popolarità me l’ha data Lele Martini di Un medico in famiglia. L’apprezzamento della critica è arrivato, invece, con Orfani. La sicurezza che, pur facendo l’attore, si può mandare un messaggio importante mi è stata fornita dal film Il giudice ragazzino; e se penso a una storia che porto nel cuore mi viene in mente Chiedi la luna, in cui ho avuto come partner una bravissima Margherita Buy». 

Progetti futuri? «Dopo la grande fatica con Oscura immensità, un lavoro durissimo per la regia di Alessandro Gassman, che l’anno scorso ho portato nei teatri di tutta Italia e che ha avuto un successo inaspettato, continuerò a tenere degli stage di recitazione nella scuola Percorsi d’attore a Roma, poi andrò ancora in giro per presentare il mio libro. E mi piacerebbe realizzare una fiction che racconti sul modello di Sconosciuti la normalità nel bene e nel male, troppo spesso ahimè dimenticata ».

Pur essendo un personaggio famoso, entrato nelle case degli italiani dalla porta principale e avendo molti fan, non è mai preso di mira dai giornali di gossip. Come mai? «Sono sposato da tanti anni con la stessa donna (la regista di teatro Nora Venturini, ndr), ho due figli che studiano con profitto e non mi danno grandi preoccupazioni, vado a fare la spesa al supermercato – cosa che mi diverte moltissimo – senza nascondermi agli occhi della gente e, come unica trasgressione, faccio il tifo per la Roma. Non ho insomma nulla di scandaloso da mostrare, se non la mia tranquilla normalità, che non interessa certo chi cerca a ogni costo la notizia scandalosa».
http://www.nuovoconsumo.it/un-uomo-tranquillo

2 commenti:

lucilla ha detto...

bellissima intervista.... :) Un abbraccio...

Franca fata livia ha detto...

Una bellissima intervista dove Giulio si racconta con semplicita' e dove si riscontra il suo animo sensibile e delicato . Un grande abbraccio :-)