sabato 21 giugno 2014

Da 'La Repubblica.it' un bell'articolo dell'incontro a Fano

Giulio Scarpati il giorno 19 giugno ha fatto tappa a Fano per presentare i suo libro.
Questo l'articolo del 20 giugno tratto da 'Repubblica.it'


Credo che leggerlo faccia bene. A chi vive da vicino o da lontano il dramma dell’Alzheimer, a chi non ne sa nulla ma vuole sapere. Perchè è un libro in cui si sorride molto, ogni tanto si ride davvero, e spesso ci si commuove. Si chiama “Ti ricordi la Casa Rossa”, (Mondadori) l’ha scritto l’attore Giulio Scarpati, ed è una lettera “aperta” ad una madre affetta dal morbo di Alzheimer. Ma è nello stesso tempo il romanzo di una vita, una autobiografia artistica e il ritratto di una generazione. Mentre ogni giorno inesorabilmente una madre amatissima perde la memoria, perde il senso di sè, sprofonda nel buio dei nomi che scompaiono e delle immagini che si confondono, il figlio, Giulio Scarpati, inizia invece a ricordare, impara a ricordare. Da figlio Scarpati spera che ricostruendo la memoria della famiglia e raccontando alla madre la sua e la loro storia, qualcosa in quella mente un tempo lucidissima si risvegli.  Non accade, eppure con il tono di chi si ricongiunge con il proprio sguardo beffardo e bambino, Scarpati inizia un racconto autobiografico che mescola lessico familiare e percorso artistico, l’infanzia e l’età adulta, e i sentimenti contraddittori che queste durissime disabilità provocano nei parenti di chi ne è affetto: pena, dolore, ma anche rabbia. E le grandi domande a cui non c’è risposta: se devi vivere così, perchè vivi?

Questo è il libro. Scritto bene, lieve, nonostante la durezza della “materia”. Ma la notizia è ciò che il libro provoca. Perchè sarà (anche) la notorietà di “Lele” del Medico in famiglia, ma il merito è quello di aver rotto un tabù. Ho presentato “Ti ricordi la casa rossa” al Festival della Saggistica di Fano, e ho visto persone con gli occhi rossi comprare il libro e chiedere l’autografo a Scarpati. Molti di loro avevano qualcuno affetto da Alzheimer in famiglia. Chi la madre (come due giovani ragazzi nemmeno trentenni), chi il padre, chi i nonni. La sensazione è che il solo parlarne, e in un luogo pubblico, con un attore noto ma in quel momento reso uguale dalla “malattia”  di una persona cara, sia stato per molti liberatorio e di conforto.  E le parole si sono rivelate ancora una volta cura e sollievo.

QUI UNA VIDEO-INTERVISTA  durante l'incontro a Fano


Nessun commento: