sabato 7 novembre 2009

AL VIA LA STAGIONE di 'TROPPO BUONO'


IL PRIMO ARTICOLO SULLA 'PRIMA' DI IERI SERA
— CAMPI BISENZIO (Firenze) —UNA CARRELLATA sulla bontà dell’uomo, giocando sulla propria autobiografia. Cinque giorni di prove per mettere in scena Troppo buono, spettacolo che ha aperto la stagione teatrale 2009/2010 del Teatro Dante di Campi, perché l’attore Giulio Scarpati il protagonista (insieme a Bob Messini che lo accompagna al pianoforte) a dare una bella prova in Toscana ci teneva tantissimo. Prodotto dall’Associazione teatrale pistoiese per la regia di Nora Venturini stasera alle 21,30 c’è la seconda e ultima replica. «E’ uno spettacolo di musica e parole – spiega Giulio Scarpati, attore televisivo del momento in onda su Rai Uno con la fiction “Un medico in famiglia” – per parlare dell’attualità ma anche del passato prossimo, prendendo in giro i nostri difetti, debolezze, meschinità. Attraverso i diversi registri dell’ironia, della poesia e della passione, il discorso parlato si intreccia con la musica». Scarpati ha un passato ricco di tanti anni trascorsi in teatro dove si muove con una straordinaria abilità. In Troppo buono recita, dialoga col pubblico, canta, balla mentre Bob Messini, più defilato, al pianoforte è una spalla di talento, eccezionale. «Troppo buono – prosegue – è una carrellata sulla bontà dell’uomo: cosa succede ad essere troppo buoni? Perché a volte si è troppo buoni? La narrazione è arricchita da tanti momenti musicali che abbracciano una lunga stagione di musica italiana: Gaber, Jovanotti, De Gregori, Califano ma c’è anche spazio per la poesia e letteratura con Gozzano e Dostojeskij. Credo che il teatro Dante sia stato scelto proprio perché il palcoscenico è vicino al pubblico e il rapporto attore-spettatore sarà immediato». Giulio Scarpati ha grandi e affettuosi ricordi legati alla Toscana: il debutto a Firenze nel 1981 con Il candelaio di Giordano Bruno, portato anche a Prato.

L’attore invita i giovani, partendo da questo ultimo lavoro che poi si sposterà a al Duse di Bologna e al Politeama di Genova, a riscoprire il fascino e il mistero del teatro: «Il teatro spesso è stato accusato di rivolgersi solo ad un pubblico più ’anziano’, invece ci sono produzioni che possono far rifiorire il desiderio di recarsi a teatro. Un fattore che ha allontanato i giovani è stato il prezzo eccessivo dei biglietti e servirebbero contributi e incentivi per riavvicinare questa fascia di pubblico, sensibile e importante, al botteghino. Secondo me, poi, torneranno a teatro perché il teatro è magia, emozione, cultura».

M. Serena Quercioli

1 commento:

Elena ha detto...

Una riflessione sull'ultimo paragrafo dell'intervista. Come è vero...Al massimo i giovani vanno al cinema, nelle "Multisale", a vedere qualcosa che poi magari verrà trasmesso da qualche tv...Ma il teatro...il teatro è ancora una sorta di "tabù", qualcosa per "gli adulti" dove si "deve" stare zitti ad ascoltare..E invece il teatro è la forma più bella di spettacolo perchè è "viva" e cambia ogni giorno, anche se lo spettacolo è lo stesso...Perchè cambia lo stato d'animo dello spettatore ma anche quello dell'attore; perchè "oggi" non è "ieri" e non sarà "domani"; perchè, come si chiudono le luci "entri" in quel magico luogo che porta anche te,spettatore, ad essere qualcosa di"altro" da te... Certo: il costo del biglietto è la prima causa della mancanza dei giovani a teatro...ma, forse, anche la tv ha le sue colpe: io vedevo tanto "teatro in tv" e me ne sono innamorata a 15 anni...Ora ne ho...beh "qualcuno" di più ma la magia che trovo seduta in una poltrona di un teatro, non la trovo da nessuna altra parte, a patto che ci sia sul palco qualcuno in grado di darti forti emozioni o di farti fare delle belle risate..."pensanti"...
E "Troppo buono" può essere veramente lo "stimolo", la "curiosità" per far vedere ai govani "cosa" è il teatro e poi, piano piano,passando da un Feydeau, o un Simon,e arrivando a Goldoni, Eduardo e tanti tanti altri...beh sono certissima che anche un giovane arriverà un giorno a godersi una serata in "compagnia" di Pinter o Dostojeswki con lo stesso entusiasmo di un film.