martedì 21 settembre 2021

Giulio Scarpati , il suo libro "Ti ricordi la Casa Rossa?" e la Giornata mondiale dell'Alzheimer

 Ogni anno il 21 settembre si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale dell'Alzheimer. Istituita nel 1994 dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dall'Alzheimer's disease international (Adi) per diffondere iniziative dedicate alla conoscenza e alla diffusione delle informazioni sulla malattia, la giornata rappresenta anche un'occasione per uscire allo scoperto per chiedere e ricevere aiuto.

In questa occasione vale la pena ricordare un libro ,una storia personale, ma al tempo stesso universale perché universali sono le emozioni, forti e contrastanti, che ogni individuo vive quando un familiare viene colpito dal morbo di Alzheimer...


































Nel 2014 usciva  "Ti ricordi la Casa Rossa?" , Autore Giulio Scarpati-edito da Mondadori

Una storia di duplice sofferenza, quella raccontata da Giulio Scarpati : da un lato la sofferenza dei familiari, dall’altro la sofferenza di chi viene colpito dalla malattia.

La progressiva perdita della memoria, della facoltà di esprimersi, della propria identità, dei sentimenti, la paura di precipitare nel vuoto, nella confusione – prospettive assolutamente difficili da accettare.

Credo che leggerlo faccia bene. A chi vive da vicino o da lontano il dramma dell’Alzheimer, a chi non ne sa nulla ma vuole sapere. E' una lettera “aperta” ad una madre affetta dal morbo di Alzheimer. Ma è nello stesso tempo il romanzo di una vita, una autobiografia artistica e il ritratto di una generazione. Mentre ogni giorno inesorabilmente una madre amatissima perde la memoria, perde il senso di sè, sprofonda nel buio dei nomi che scompaiono e delle immagini che si confondono, il figlio, Giulio Scarpati, inizia invece a ricordare, impara a ricordare. Da figlio Scarpati spera che ricostruendo la memoria della famiglia e raccontando alla madre la sua e la loro storia, qualcosa in quella mente ,un tempo lucidissima ,si risvegli.  Non accade, eppure con il tono di chi si ricongiunge con il proprio sguardo beffardo e bambino, Scarpati inizia un racconto autobiografico che mescola lessico familiare e percorso artistico, l’infanzia e l’età adulta, e i sentimenti contraddittori che queste durissime disabilità provocano nei parenti di chi ne è affetto: pena, dolore e  anche rabbia. 

Dall'uscita del libro, e per due anni di seguito, tanti incontri, presentazioni, collaborazioni con associazioni, medici, specialisti...E soprattutto con chi il malato ce l'ha in casa. Spesso il solo parlarne, mgari in un luogo pubblico, con un attore noto ma in quel momento semplicemente un figlio di chi soffriva, è stato per molti liberatorio e di conforto.

«È importante che si parli di questa malattia – sostiene  Scarpati- All’inizio si tende un po’ a nasconderla, a non accettarla, sia chi ne è colpito che i familiari. Arrivi a comprendere quello che accade solo quando è passato un bel po’ di tempo. È vero che è una malattia difficile da curare però se uno si “attrezza”, quel tempo insieme ti viene restituito, perché capisci che il contatto che puoi avere con la persona malata pian piano non c’è più e così almeno quel tempo non lo butti. È importante  anche avere un sostegno prima di tutto economico, perché è una malattia gravosa sul piano dell’assistenza. Io mi sono potuto permettere determinate cose ma per chi vive con un normale stipendio è molto pesante». Ancora: «Serve un aiuto per capire la situazione e non commettere certi errori, come correggere chi è già spaesato.  Un aspetto che riguarda anche il modo di comunicare: le parole non hanno più senso, volano via. Diventa molto più importante la comunicazione non verbale: un sorriso, una carezza, valgono molto di più».



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