lunedì 23 aprile 2007

NON DIMENTICHIAMOCI GIULIO SCARPATI , IN TOUR PER DUE RIPRESE, IN “AGGIUNGI UN POSTO A TAVOLA”….










Ecco uno stralcio preso da chi l’ha visto: niente ‘critica ‘ufficiale’, dunque, solo parere spassionato di uno spettatore!

………..uno spettacolo che mi allettava molto: Aggiungi un posto a tavola, reso famoso quasi 30 anni fa da Johnny Dorelli, della ditta storica Garinei-Giovannini, regia Pietro Garinei. Allora ho contattato qualche amico ed ho acquistato direttamente sul sito, scoprendo poi che quelli erano gli ultimi biglietti rimasti. Tratto da un romanzo molto divertente di David Forrest intitolato "Dopo di me il diluvio" tratta di un prete di un non ben precisato paesotto, che un giorno riceve da "Dio in persona" (per telefono!!) l'annuncio di un secondo diluvio universale. Il suo paese è il prescelto che si salverà. Alla domanda di Don Silvestro;"Perchè proprio noi??" Dio risponde:" E perchè no?". Tempo 3 giorni, l'arca dovrà esser pronta, e tutte le coppie del paese avrebbero dovuto procreare per garantire la continuazione della razza umana. I personaggi: Don Silvestro, interpretato da un sorprendente e simpaticissimo Giulio Scarpati. A parte la "presenza scenica", ho potuto ascoltare con le mie orecchie che canta molto bene. Tiene la scena senza mai stancare, anzi, dimostra un’innata verve comica…………..
L'ARCA DELLE EMOZIONI



http://www.amicidelmusical.it/

28 gennaio 2003. Milano, Teatro Ventaglio Nazionale, ore 21Finalmente assisto a uno degli eventi più attesi della stagione 2002/2003!Il capolavoro senza tempo della ditta G&G, "Aggiungi un posto a tavola", è di nuovo sulle scene italiane! Fin dal primo numero musicale (la canzone che dà il titolo allo spettacolo) è subito una grande emozione. L'imponente scenografia di Giulio Coltellacci (una doppia struttura girevole interamente in legno, che comprende la canonica, l'abitazione del Sindaco, la piazza con il sagrato e l'immensa arca) mostra fin dall'inizio la grandiosità di questa produzione teatrale.
Un grandissimo cast: in prima linea, Giulio Scarpati che è riuscito a reggere il confronto con Dorelli, grazie alla sua dolcezza e spontaneità (veste i panni di un Don Silvestro ispirato, a differenza del parroco più combattivo interpretato da Dorelli); spumeggiante la bravissima Chiara Noschese, nel ruolo di Consolazione, una prostituta "redenta dall'amore", con uno strano accento lombardo rispetto alla romanaccia Alida Chelli nell'edizione '90; indubbia l'esperienza del Sindaco Enzo Garinei (visibilmente affaticato); bravo anche Max Giusti nel ruolo dell'ingenuo Toto; una rivelazione, specie nel canto, è stata la Clementina interpretata dalla giovanissima e ormai famosa Martina Stella, una rivelazione; sempre all'altezza del ruolo l'Ortensia della brava Christy; menzione speciale alla "Voce di Lassù", il compianto Renato Turi (quella che sentivamo era una registrazione della prima edizione del '74). Per l'occasione, le intramontabili musiche del maestro Trovajoli sono state riarrangiate; lodevoli soprattutto "Consolazione" e "Quando l'arca si fermerà".
La scena finale, con la colomba che raggiunge l'unico posto vuoto della grande tavolata e tutti quanti che salutano è stato per tutti un momento di grande commozione.La ripresa dello spettacolo è dedicata a Sandro Giovannini e a Giulio Coltellacci.
ROBERTO MAZZONE

ANCORA SU "AGGIUNGI..."
riflessioni di un'amica...


Diario di un pomeriggio romano
(E’ “solo” musical?)



Quando, molti mesi fa (sono una persona previdente per tutto ciò che concerne divertimenti, vacanze, “trastulli” vari; in genere tutto ciò che mi permette di “uscire” dal mio quotidiano), ho organizzato la mia gita nella capitale, con tre lunghissimi ed intensi giorni per godermi la “Città eterna” come meritava, visto che in precedenza era stata solo la sede d’ incancellabili esami e concorsi, non avrei mai pensato che mi avrebbe lasciato “dentro” qualcosa di così profondo.
Sembrava che “tutto” si sarebbe risolto nell’ “andare a teatro” (cosa, del resto, che amo moltissimo da sempre e di cui solo da poco sono riuscita a “riappropriarmi”) insieme ad una piacevolissima compagnia: la mia più cara amica a cui si era con gioia unita una deliziosa amica comune venuta dalla Germania.
Niente da dire: Roma è sempre splendida anche se, per camminare per via Nazionale, specialmente nei ponti festivi, devi buttarti in mezzo alla strada; o se, dall’alto della scalinata di Trinità dei Monti scopri sotto di te un fiume umano che va su e giù per via Condotti senza mai fermarsi o il delizioso laghetto di Villa Borghese è affollato di “regatanti” improvvisati che quasi impediscono la vista del “Tempietto di Esculapio”. Ma poi scopri che, all’improvviso, la sera, su uno qualsiasi dei ponti che attraversano il Tevere, la città cambia di colpo e diventa qualcosa di magico, con la luce rosa del sole che tramonta alla fine di una giornata di un aprile ormai quasi estivo, lasciando che il “Cupolone” , Castel Sant’ Angelo o semplicemente le case che si affacciano sul grande fiume, “ricamino” con le loro sagome il cielo non ancora oscurato dalla notte che, quando scenderà, sarà trapuntata di stelle.
Con queste sensazioni provate nelle giornate precedenti, stavo camminando lungo via Sistina in quella calda domenica di aprile per entrare nel “tempio” della commedia musicale italiana e godermi “Aggiungi un posto a tavola”, “perché – mi ero detta – vedere una produzione della “gloriosa ditta G & G” al Sistina è come vedere Carla Fracci alla Scala di Milano o l'Aida all'Arena di Verona. Ancora non sapevo che quello a cui avrei assistito, certamente ricco di battute divertenti, fantasiose coreografie, scenografie spettacolari, musiche trascinanti, si sarebbe rivelato una “fucina” di pensieri e sensazioni che con l’allegria della commedia musicale mi sembrava avessero poco a che fare.
“La vicenda si svolge qui, là ovunque piaccia a chi ascolta questa favola”….. Come è vero: il luogo, il tempo, la storia…. Non hanno un limite preciso. Potrebbe accadere ora. Anzi, ora più che mai, forse.
Ed eccoli i protagonisti di questa favola moderna che, nelle loro variopinte personalità, hanno trasformato quelle tre ore di pregustata e tanto attesa allegria in qualcosa che, certo, non avrei mai pensato sarebbero potute diventare: un motivo in più per scoprire che, da un po’, il mio “andare a teatro” mi dà ogni volta qualcosa di imprevisto, che “lascia il segno”.
Quanti Crispino ci sono in una società come quella di oggi dove è quasi un segno di distinzione “avere”, possedere, non riuscire, o piuttosto non voler credere ai sogni, alle favole perché troppi sono coloro che ormai non ci credono più o semplicemente per paura di essere diversi dalla “massa” di coloro che seguono una scia per comodità, pigrizia, inerzia? Sì, è vero che il sindaco Crispino, nella “favola”, è in realtà un bonaccione che è la prima vittima di se stesso, ma “questa” è appunto, “la favola”. La realtà, la vita è, purtroppo, spesso molto diversa.
Toto. Povero Toto, qualcuno direbbe. E invece molti più di quanto pensiamo sono i Toto che vivono la loro vita semplicemente, per quello che è, senza porsi domande che, spesso, non hanno risposta e, forse per questo, sono molto più felici di tanti altri. Sì, è vero: nella “favola” che sta lì sul palco del Sistina, a Toto, manca “qualcosa” che poi gli farà scoprire che la vita può essere, diciamo, “molto più divertente” e, paradossalmente, è proprio Consolazione che, cambiandogli la vita, la cambia, contemporaneamente, a se stessa. Questo è quello che accade nella “favola”; ma è poi così strano se pensiamo che ognuno di noi, solo che lo voglia, può essere l’aiuto dell’altro, di chiunque altro ci stia accanto? Certo che si ride, e “di gusto”, delle avventure di questa “strana coppia”; ma è questo lo scopo principale della storia raccontata, dello spettacolo che riempie la sala e porta la gente a ricordarsi della bravura degli interpreti o della comicità delle situazioni.
E loro, Clementina e don Silvestro, come entrano nel contesto di questa moderna “parabola”? La giovane Clementina con la freschezza, l’incoscienza e l’impulsività dei suoi anni, non può arrendersi all’evidenza del suo amore impossibile, e perciò è l’unica che crede al “suo” Silvestro e resta, lei sola, in quell’arca nata così magicamente dal nulla, in un attimo, come la promessa di una nuova vita, mentre tutti gli altri, i tranquilli, sicuri, felici abitanti di quel paese che non c'è, si lasciano convincere che tutto sarebbe rimasto uguale, che niente sarebbe successo a sconvolgere le loro solite, quieti vite.
Ed infine, lui, don Silvestro che, pur avendo fatto la sua scelta, con convinzione, si ritrova a combattere con l’altra parte di sé, quella senza tonaca e, per un istante, sarebbe tentato di cedere, se non fosse permeato di fede, certezza, onestà, amore per il “suo gregge” che gli fa superare anche l’attrazione e il turbamento per una sola persona scegliendo l’amore per i “tanti” di fronte al proprio io personale e non perché è la sua “missione” che lo richiede. Perché tanti sono “i” Silvestro (con e senza il “don” davanti al proprio nome) che, spinti dalla sola forza delle proprie idee e per l’amore verso l’umanità tutta, lottano e combattono contro tutto e contro tutti, riuscendo anche a “smuovere le montagne” pur di non lasciar soli ad “affondare” per i loro errori, coloro che amano e per i quali sono disposti a sacrificare anche se stessi (perfino Dio, alla fine, cede, davanti a quel “testone” di don Silvestro…; è vero, è la favola…. Però….)
Ed in un mondo come quello attuale, come è più semplice toglierla quella seggiola pur di avere anche solo un piccolissimo spazio in più per se stessi piuttosto che stringersi l’uno accanto all’altro e accorgersi che lo spazio di cui si crede di aver bisogno è in realtà il vuoto che è dentro di noi e che questo spazio non verrà mai riempito se continueremo a vedere solo noi stessi. Quando poi, dal buio, arriva quella bianca colomba che si posa sulla sedia vuota, beh! è venuto naturale, a me, ma mi sembra che tutti lo facessero, “accodarsi” a quel trascinante “Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più…” e non riuscire, non volere lasciare la sala.
E’ stato “solo” un musical, allora? Quando sono entrata lo credevo; adesso sono convinta che qualsiasi “cosa”, se vuoi, se sai “afferrarla” e leggerle nel profondo, ti dà una mano per capire ed affrontare la vita.

Padova 1 maggio ’03

1 commento:

evick ha detto...

Da ciò si "evince" che ... chi possiede "il mestiere" è in grado di fare, in modo eccellente, qualsiasi cosa ....